Anno 2006/2007
PROGETTO PASTORALE
Anno pastorale 2006-‘07
ERO FORESTIERO E MI AVETE OSPITATO
“Il lino di Marta e Maria”
Le parole di Giovanni Paolo II sono sempre lì per ricordarci la meta verso la quale la nostra comunità sta andando “Fare della Chiesa (e quindi anche della Parrocchia) la casa e la scuola della comunione” (NMI n° 43). E’ questa la grande sfida che ci sta davanti. Certamente, come dice S. Paolo, “io non ritengo ancora di esservi giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.” (Fil. 3,13-14). Allora, corriamo anche noi verso la meta, che è Cristo Gesù!
Dopo aver contemplato la famiglia come icona della vita trinitaria e quindi modello di ogni comunità, proviamo a fare un passo in avanti. Questo passo il Consiglio Pastorale l’ha individuato nell’”accoglienza”.
Accoglienza, prima di tutto, di Dio nella nostra vita: Il perché ce lo spiega S. Giovanni nella sua Lettera: “Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.” (1 Gv4,7-8). Una comunità è casa di comunione solo se è casa di Dio perché Dio è l’amore. Questo deve essere il nostro primo impegno e la celebrazione eucaristica è l’occasione in cui Dio viene in mezzo a noi.
Poi accoglienza dell’altro. Continua S. Giovanni: “Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. Questo è il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.” (1 Gv 4,19-21).
L’icona
Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. Equi gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». (Gv 12,1-10)
Il mosaico è opera di Padre Marko Rupnik s.j. Si trova nel refettorio del Centro Aletti di Roma. (ottobre 2002).
La mensa rossa, luogo della familiarità, dell’amicizia, attraversa il cielo e tutto il creato, perché è l’amore di Dio. Infatti Cristo, più che sedere accanto ad essa, sembra essere sul tavolo, perché è lui il vero cibo dell’amicizia.
Le sorelle hanno preparato una cena per festeggiare la vita restituita al fratello. Un unico lino unisce nello stesso atto di amore, di tenerezza, di servizio e di contemplazione le due sorelle. Quel lino è il segno dell’accoglienza delle due sorelle. Maria più silenziosa, ai piedi, con un cuore completamente spalancato per accogliere la parola del Maestro. Marta che serve e che vede nel rabbì il Figlio di Dio. Ella si dispone in atteggiamento di servizio e di accoglienza di questo grande ospite, che è l’amico Gesù; dice questo con il pesce, il cui termine greco è formato dalle lettere iniziali di “Gesù Cristo, Figlio di Dio, Salvatore”
Il motto
“Ero forestiero e mi avete ospitato”
Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché … ero forestiero e mi avete ospitato … Allora i giusti gli risponderanno: Signore, … quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato …? … Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. (Mt 25,31-40).
Non stupisce il fatto che Gesù si sia presentato in veste di “forestiero”, di “straniero”. E’ interessante questa identificazione da parte di Gesù. Lo straniero è sicuramente una persona che ha un’altra cultura, un altro stile di vita, un’altra fede; in una parola, che è diversa. Qualsiasi altro è “forestiero” rispetto a noi, perché è diverso da noi. E, proprio per questo, è una persona che disturba. Lo straniero importuna perché ci richiede fatica per farlo entrare nel nostro schema di pensiero e nelle nostre abitudini. Ecco allora perché Gesù si identifica con il “forestiero”: perché è emarginato, escluso; ecco perché loda coloro che gli hanno spalancato la porta.
Se vogliamo crescere come “casa e scuola di comunione” è necessario che l’accoglienza divenga abitudine nella nostra vita e nella vita della nostra comunità.
Il progetto
1. Cosa è l’accoglienza?
L’accoglienza è una disposizione interiore; è dire all’altro ad ogni momento: “entra”; è fargli spazio; è ascoltare con attenzione; è, come afferma il Papa, “un cuore che vede” (Benedetto XVI, Deus caritas est, n° 31). E il nostro cuore, per poter vedere, deve essere aperto, spalancato verso tutta la realtà.
Chi può aprirlo? Solo il Signore. L’accoglienza è un nome dell’amore e l’amore è Dio … l’accoglienza, dunque, è dono che viene dal Padre; un dono che va continuamente chiesto e continuamente accolto. Quindi il cuore dell’uomo, prima di tutto, deve essere aperto nei confronti di Dio. Se non siamo capaci di spalancare il cuore a Cristo, il nostro cuore resta chiuso per tutti gli altri.
Accoglienza è umiltà. L’accoglienza è umile perché spalanca il proprio cuore a tutti, anche se non sempre è capace di soddisfare il bisogno dell’altro. E’ umile anche perché sa non possedere tutta la verità, sa che frammenti di verità si trovano in tutti.
Accoglienza vuol dire superare le nostre paure e i nostri pregiudizi. L’altro che abbiamo davanti è sempre “forestiero”, “straniero” rispetto a noi, è diverso sicuramente da come lo vorremmo per cui l’incontro con l’altro deve sempre mettere in moto un cambiamento, una conversione di posizione nei suoi confronti. Accogliere è disponibilità al cambiamento.
Accoglienza è, però, anche ricchezza. L’altro è diverso sia nei difetti che nei pregi. A lungo andare ci si rende conto che accogliere l’altro ci arricchisce e arricchisce anche la nostra comunità di punti di vista diversi, di attitudini diverse, di disponibilità diverse.
Accoglienza vuol dire apertura alla realtà così com’è. E questa apertura ci deve essere sia nei confronti delle persone che delle circostanze che ci è dato da vivere.
2. Il soggetto dell’accoglienza
Il soggetto che accoglie è Cristo stesso attraverso la sua Chiesa, che è il soggetto concreto dell’accoglienza. Ognuno di noi: sacerdoti, operatori, genitori, volontari, … ognuno è chiamato ad accogliere a nome di Cristo. E’ importante avere chiara questa dimensione perché ognuno deve essere consapevole che è da Cristo che siamo presi a servizio perché il regno di Dio si estenda ad ogni uomo e in ogni luogo. Ognuno di noi è chiamato ad essere la tenerezza di Dio nei confronti di ogni uomo. Il sacerdote che ascolta è la comunità che ascolta, il catechista che educa alla fede è tutta la Chiesa che ammaestra, un volontario del Centro di Ascolto che serve colui che ha davanti, è tutta la chiesa che ascolta. La comunità cristiana è il soggetto dell’accoglienza in quanto ogni cristiano vive l’accoglienza.
3. Accoglienza di se stessi
Per ognuno di noi, il primo soggetto da accogliere è la propria persona. Io accolgo me stesso, se mi accetto così come sono. L’accettazione è il riconoscimento del mio limite e mi spinge a scavare dentro di me, a verificare me stesso, a tirar fuori la fragilità e la debolezza che impastano e condizionano il mio modo di essere. L’accoglienza è efficace se non mi condanno, ma ho "compassione" di me, apro il mio cuore a me stesso e rianimo il mio personale cambiamento; nello stesso tempo è anche la condizione dell’umiltà che incoraggia la mia apertura di cuore verso gli altri.
Accolgo gli altri non per imporre la mia visione della realtà, ma per vivere l’autenticità di un rapporto che considera l’altro qualcuno che mi mette in questione, mi è complementare, soccorre il mio limite, mi integra, ci dialogo ed entro in comunione con lui.
4. Ambiti dell’accoglienza
Il primo ambito di accoglienza è la propria persona. L’accoglienza passa sempre attraverso la nostra persona. Se il nostro cuore non si apre di fronte alla realtà, nessuna struttura, frequentata da noi, sarà aperta e disponibile. Infatti ognuno di noi deve diventare accoglienza là dove si trova: in famiglia, al lavoro, tra gli amici, …
Il luogo normale in cui si esprime l’accoglienza della comunità è sicuramente la Messa domenicale. Scrive Giovanni Paolo II in Dies Domini:
“L’assemblea eucaristica domenicale è un evento di fraternità, che la celebrazione deve mettere bene in evidenza, pur nel rispetto dello stile proprio dell’azione liturgica. A ciò contribuiscono il servizio dell’accoglienza e il tono della preghiera, attenta ai bisogni dell’intera comunità.” (DD 44).
Allo stesso tempo, bisognerà che le comunità esprimano un caldo senso di accoglienza per i fratelli venuti da fuori, particolarmente nei luoghi che attirano numerosi turisti e pellegrini, per i quali sarà spesso necessario prevedere iniziative particolari di assistenza religiosa. (DD 49).
Il primo impatto del “forestiero” con la comunità parrocchiale è proprio la Messa domenicale. Per questo il gesto deve essere curato nei minimi particolari e ognuno deve dare il proprio contributo perché esso divenga veramente un “evento di fraternità”. Particolarmente importante è anche l’accoglienza all’inizio della Messa e il saluto alla fine.
Durante questo anno è necessario creare momento di confronto e di verifica delle nostre celebrazioni domenicali perché divengano veramente “la fonte e il culmine” della vita cristiana.
Altro ambito nel quale si deve esprimere l’accoglienza è la casa canonica e i locali adibiti al ministero parrocchiale. Ovviamente dai sacerdoti alla segreteria, ai vari volontari che prestano servizio nella comunità … questo è il volto più immediato della Parrocchia, il volto che quotidianamente viene offerto all’altro, che suona il campanello o che telefona. Normalmente chi viene in Parrocchia è sempre uno che ha bisogno: di un consiglio, di un’informazione, di un aiuto, di un certificato o di iscrivere il figlio al catechismo … Per questo, in quanto tale, è sempre in una posizione di subordinazione rispetto a colui che è chiamato a rispondere a questo bisogno. Questa considerazione deve essere per ognuno serio invito a una conversione sempre maggiore.
Inoltre l’accoglienza si esprime anche attraverso un luogo pulito, ordinato, bello … Da qui nasce l’impegno di ognuno alla cura degli spazi che utilizza. Un invito particolare è opportuno rivolgerlo a tutti coloro che usano spazi comuni, quali la Sala Giovani e la Cucina, il saloncino della Canonica, la Biblioteca, …
Altro luogo di accoglienza sono i gruppi: associazioni, gruppi di servizio, gruppi di catechismo, … I nuovi che si avvicinano devono sentirsi accolti, valorizzati, … amati. Per questo ogni gruppo deve diventare luogo nel quale ognuno si senta accettato così com’è, con le sue ferite e i suoi doni. Questo richiede un cuore calmo, disponibile, … In questo caso l’accoglienza diventa anche invito, proposta fatta ad altri perché condividano con noi la nostra esperienza.
Infine, ancora un ambito dove vivere l’accoglienza: la famiglia. La famiglia è il luogo ove la vita è accolta: questo compito le è stato affidato da Dio stesso nel momento della creazione. Dio ha iscritto l’accoglienza alla vita nello stesso DNA della famiglia: “Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gen. 1,28). E la famiglia cristiana deve vivere questa sua dimensione al massimo, perché è la sua vocazione, diventando così profezia di fonte a tutti.
5. Accoglienza della fragilità umana
Se tutta la realtà (persone e circostanze) va accolta, un’attenzione particolare la Parrocchia deve rivolgere a tutte le forme e le condizioni di esistenza in cui emerge la fragilità umana. Purtroppo la società moderna tende a emarginarla. La comunità parrocchiale, invece deve accoglierla sapendo che in essa accoglie Cristo crocifisso.
“La speranza cristiana … non ha bisogno di nascondere (la debolezza e la vulnerabilità umane), ma la sa accogliere con discrezione e tenerezza, restituendola, arricchita di senso, al cammino della vita. Solo una cultura che sa dar conto di tutti gli aspetti dell’esistenza è una cultura davvero a misura d’uomo. Insegnando e praticando l’accoglienza del nascituro e del bambino, la cura del malato, il soccorso al povero, l’ospitalità dell’abbandonato, dell’emarginato, dell’immigrato, la visita al carcerato, l’assistenza all’incurabile, la protezione dell’anziano, la Chiesa è davvero “maestra d’umanità”. Ma l’accoglienza della fragilità non riguarda solo le situazioni estreme. Occorre far crescere uno stile di vita verso il proprio essere creatura e nei rapporti con ogni creatura: la propria esistenza è fragile e in ogni relazione umana si viene in contatto con altra fragilità, così come ogni ambiente umano o naturale è frutto di un fragile equilibrio.” (C.E.I., Traccia in preparazione al Convegno di Verona, 15c).
Qualche concretizzazione
Quest’ultima parte del Progetto pastorale per il 2006-’07 raccoglie i contributi pratici della verifica del Baccinello. Dopo la riflessione all’interno del Consiglio Pastorale, saranno riscritti e verranno offerti alla comunità parrocchiale come proposte di attenzioni e attività caratterizzanti il nostro lavoro di quest’anno.
1. L’accoglienza di Dio
Se, come abbiamo detto, l’accoglienza è uno dei “nomi” dell’amore e l’amore è dono di Dio, anzi è Dio stesso, il primo passo che ognuno deve compiere è quello di accogliere Dio nella propria vita. Più accogliamo il Signore e più saremo capaci di accoglienza nei confronti degli altri.
Le occasioni da privilegiare sono:
La Messa domenicale quale occasione di incontro e di comunione con il Signore Gesù. Infatti essa è “celebrazione della viva presenza del Risorto in mezzo ai suoi” (Giovanni Paolo II, Dies Domini, n° 31).
L’adorazione eucaristica quotidiana. Una comunità, che sta in ginocchio di fronte al tabernacolo, è una comunità che è diventata “casa di comunione”.
La lectio divina: oltre che nell’Eucaristia, il Signore Gesù deve essere accolto nella sua Parola. E’ proprio attraverso essa che il progetto di Dio, la sua volontà giunge fino a noi. Per questo ogni settimana (martedì ore 17,45) si terrà la Lectio sulla Parola di Dio della domenica successiva. Essa costituirà anche un validissimo aiuto per la preparazione della Messa domenicale da parte del Gruppo Liturgico e anche dell’omelia del sacerdote.
La catechesi degli adulti: sia quella ordinaria dei tempi forti dell’Anno liturgico, sia quella dei genitori che affianca il cammino di fede dei ragazzi verso i sacramenti.
La catechesi nei gruppi giovanili: i giovani vanno aiutati perché maturi il loro rapporto con il Signore attraverso la preghiera personale, la partecipazione ai Sacramenti (Confessione e S. Messa) e il confronto con la Parola di Dio.
Formazione degli operatori pastorali. E’ opportuno continuare gli incontri comunitari degli operatori pastorali, nella modalità dello scorso anno, come strumento di crescita dello spirito comunitario, della capacità di ascolto e di comunicazione, in un clima di fraternità e condivisione che contribuisce a dare i primi frutti concreti.
Qualsiasi occasione che favorisca la maturità spirituale: EVO, Pellegrinaggi parrocchiali, ritiri spirituali, …
2. L’accoglienza dell’altro
Un cuore, colmo d’amore di Dio, trabocca amore sugli altri. Dice, infatti, il Signore: “Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.” (1 Gv 4,11). Per questo ogni occasione che ci si presenta deve essere sfruttata. In particolare:
La Messa domenicale quale occasione privilegiata dell’accoglienza per la comunità parrocchiale. Per questo la messa domenicale dovrà essere maggiormente curata nella spiegazione e valorizzazione dei “segni” e delle varie parti. Ogni animatore liturgico deve impegnarsi per essere ”anima” e “gestore” della celebrazione. C’è stata anche la proposta di progettare, per la fine della Messa, occasioni informale di conoscenza per chi ha nella liturgia festiva il solo momento di partecipazione alla vita comunitaria.
Gli uffici parrocchiali: già lo scorso anno c’eravamo presi l’impegno di far crescere la nostra capacità di accoglienza nei confronti di coloro che vengono in parrocchia per qualsiasi motivo. Gli sforzi in tal senso hanno sicuramente incominciato a migliorare il clima della “prima accoglienza”, ma l’impegno non deve diminuire. Estremamente utile perché favorisce l’accoglienza, è necessario che tutti i locali della Parrocchia (stanze di catechismo, auditorium, Sala giovani, sedi dei vari gruppi, … risulti pulito, arredato con decoro e mantenuto in ordine.
I gruppi parrocchiali: spesso accade che l’approccio di una persona nuova con un gruppo già costituito generi incomprensioni, disagi e, qualche volta, allontanamenti. Per questo è necessario che ognuno venga accolto con le sue caratteristica, che gradualmente sia aiutato a inserirsi prima di tutto nei rapporti con le persone, poi nel servizi resi. Questo “metodo” si ritiene sia anche utile per evitare approcci sbagliati in chi offre spontaneamente e con generosità, ma ovviamente con idee un po’ confuse, la propria collaborazione. Quindi un invito a far “partecipare” prima che a far “lavorare”.
L’Oratorio parrocchiale: La Parrocchia, quest’anno, vuol riservare una particolare accoglienza nei confronti ragazzi. Prima di tutto attraverso l’oratorio, che esprime la passione educativa della comunità. In questa prospettiva è stato costruito il campo sportivo, come spazio nel quale i ragazzi possono giocare, accompagnati sempre da un adulto che li aiuta e li corregge. Infine desidereremmo che l’attenzione ai ragazzi si realizzi anche attraverso l’aiuto allo studio curato da alcuni docenti della Parrocchia.
3. Attenzione verso l’esterno della comunità
Una giusta accoglienza richiede alla Parrocchia che si creino situazioni e occasioni che favoriscano l’approccio dell’altro, qualunque esso sia, con la comunità cristiana. In questo ambito di impegni, è opportuno sottolineare:
La Festa della Parrocchia: come testimonianza di una vita comunitaria autentica. La Festa, più che essere la passerella di buoni spettacoli e di interessanti attrattive spirituali, culturali, ludiche, … dovrebbe essere la manifestazione della vita festiva della comunità, un’occasione per rendere gli altri partecipi delle proprie esperienze, del proprio lavoro, del servizio reso, … Essa dovrebbe costituire una cerniera tra la comunità e coloro che vivono un po’ ai margini o lontano dalla stessa. In tal senso potrebbe essere utile chiedere sempre più la collaborazione di istituzioni, enti, organizzazioni, … che gravitano nel territorio della Parrocchia.
Centro di Ascolto: sicuramente questa importante realtà è il cuore della comunità che pulsa per i più poveri, per gli abbandonati, gli emarginati, … per i più piccoli. Per questo è importante che tutta la comunità sostenga e incoraggi i volontari, esprima nuove disponibilità, mantenga sempre fornita la dispensa (in generi alimentari e denaro) perché chi ha fame possa trovare tra noi sia il pane materiale che quello spirituale.
Animazione culturale: Il Vangelo può cambiare la vita. Convinti di questo è necessario ricercare tutti i modi perché questo accada. Il Servizio parrocchiale per il progetto culturale, che si è costituito lo scorso anno, ha proprio questo scopo. Vista la riuscita della scorsa edizione, da tutti è stato chiesto di proporre la seconda edizione della “Settimana della Bellezza”, come occasione culturale che coinvolga ogni fascia di età.
Creare occasioni di incontro anche con chi non frequenta la chiesa (o lo fa solo in occasione delle grandi solennità). A questo scopo qualsiasi occasione d’incontro è buona per conoscersi, stringere amicizia, crescere nella comunione, ma anche come occasione di evangelizzazione.
Collaborazione con le istituzioni. Accoglienza significa anche apertura a tutto il reale nel quale l’uomo vive, lavora, soffre, … Per questo la Parrocchia è chiamata a valorizzare qualsiasi collaborazione con le istituzioni civili, con le associazioni, il mondo del lavoro, i luoghi di aggregazione, ecc.
Conclusione
Mi piace concludere con una citazione di Giovanni Paolo II, che sintetizza molto bene il nostro impegno di quest’anno:
Se la parrocchia è la Chiesa posta in mezzo alle case degli uomini, essa vive e opera profondamente inserita nella società umana e intimamente solidale con le sue aspirazioni e i suoi drammi. Spesso il contesto sociale, soprattutto in certi paesi e ambienti, è violentemente scosso da forze di disgregazione e di disumanizzazione: l’uomo è smarrito e disorientato, ma nel cuore gli rimane sempre più il desiderio di poter sperimentare e coltivare rapporti più fraterni e umani. La risposta a tale desiderio può venire dalla parrocchia, quando questa, con la viva partecipazione dei fedeli laici, rimane coerente alla sua originaria vocazione e missione: essere nel mondo «luogo» della comunione dei credenti e insieme «segno» e «strumento» della vocazione di tutti alla comunione; in una parola, essere la casa aperta a tutti e al servizio di tutti o, come amava dire il papa Giovanni XXIII, «la fontana del villaggio alla quale tutti ricorrono per la loro sete». (GIOVANNI PAOLO II, Christifideles laici, 27)
Le nostre preghiere

Preghiera della comunità
O Padre, concedi a questa tua parrocchia, Chiesa che vive in mezzo alle nostre case, di crescere nella comunione, animata dallo Spirito.
Signore Gesù, rinnova la fede di questa comunità eucaristica perché si edifichi sulla Parola di Dio, con i Sacramenti e nella Carità.
Spirito Santo, dona un cuore grande a questa famiglia di fede perché divenga sempre più comunità di fraternità e di accoglienza reciproca.
O Vergine Addolorata, nostra patrona, consola le nostre famiglie nei momenti di dolore e di fatica; sostieni i nostri sacerdoti con la tua protezione; conduci i nostri giovani verso il tuo Figlio Gesù; aiuta tutta la comunità parrocchiale a dare forma al Vangelo nel cuore dell’esistenza umana. Amen
Alla B.V. Addolorata, nostra Patrona
Santa Maria, donna del dolore, madre dei viventi, salve!
Vergine sposa presso la Croce, dove si consuma l’amore e sgorga la vita.
Madre dei discepoli, sii tu il modello del nostro impegno di servizio;
insegnaci a sostenere con te le tante croci delle nostre famiglie, dove il tuo Figlio è ancora crocifisso;
a vivere e testimoniare, nel nostro quartiere, l’amore cristiano accogliendo in ogni uomo un fratello;
a rinunciare all’opaco egoismo per seguire Cristo, sola luce dell’uomo.
Vergine della Pasqua, madre della nostra comunità parrocchiale, accogli la preghiera dei tuoi figli. Amen





