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Incontro di formazione per operatori pastorali

Venerdì 2 dicembre 2011

Ecco, io mando il mio messaggero (Mc. 1,2)


Canto d’inizio: Vieni, vieni, Spirito d’amore

Sacerdote Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo.

Tutti Amen.

Sacerdote Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.

Tutti Benedetto nei secoli il Signore.

Sacerdote Carissimi, Dio nostro Padre ci chiama intorno a sé a sostare in preghiera, all’ inizio del nuovo Anno, perché progredendo nella scuola e nell’esperienza di fede, diventiamo veri discepoli di Cristo. Il suo Spirito ci accompagni in questa nuova tappa del nostro cammino, perché possiamo ricevere con amore ciò che ci viene donato e trasmetterlo agli altri con le parole e con la vita.

E ora, a cori alterni, diciamo al Signore tutto il desiderio che abbiamo di incontrarlo e di ascoltare la sua Parola.

1° coro Con tutto il mio cuore ti cerco:                                      (Salmo 119)

non lasciarmi deviare dai tuoi comandi.

2° coro Benedetto sei tu, Signore:

insegnami i tuoi decreti.

1° coro Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,

più che in tutte le ricchezze.

2° coro Voglio meditare i tuoi precetti,

considerare le tue vie.

1° coro Nei tuoi decreti è la mia delizia,

non dimenticherò la tua parola.

2° coro Lampada per i miei passi è la tua parola,

luce sul mio cammino.

1° coro Ho giurato, e lo confermo,

di osservare i tuoi giusti giudizi.

Guida Siamo all’inizio di un nuovo Anno e di un nuovo tempo: l’Avvento. La liturgia ci presenta una guida: Giovanni il Battista. Seguiamolo nel suo ministero così come è raccontato dall’evangelista di quest’anno: Marco.


Lettore 1 Dal vangelo di Marco                                            1,1-12

Testo biblico Mc. 1,1-8

Lectio divina

1Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio.

Il termine «vangelo» trova il suo complemento nei termini paralleli: «Parola» e «Regno di Dio».

Gesù. La sua «carne» ci rivela chi è Dio. Tutto il vangelo parla di lui, contenuto di tutti i racconti.

Quando diciamo: «Gesù è il Cristo e il Figlio di Dio, il Salvatore e il Signore» bisognerebbe dire: «Il Cristo e il Figlio di Dio è Gesù». Quest’inversione tra soggetto e predicato non è un gioco di parole. Serve per guarirci dalla perversione della nostra immagine di Dio.

Cristo. È il primo attributo di Gesù. È una parola greca che significa «unto», cioè re (i sovrani si consacravano con l’unzione). Il re è l’immagine di Dio in terra: libero e potente, è l’uomo “ideale, ideale di ogni uomo.

Figlio di Dio. L’assenza dell’articolo davanti a «Figlio» e «Dio» equivale all’articolo indeterminato: indica che ci si presenta un modo di essere Figlio e di essere Dio diverso da quello a noi noto: amore fino alla morte, e alla morte di croce!

2 Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via

Marco legge l’opera del Battista alla luce dell’AT, servendosi di una citazione composita (Malachia e Isaia). La prima parte della citazione indica Giovanni come l’ «angelo» che precede la venuta del Signore per il giudizio e annuncia il suo giorno (MI 3,1 ss). La seconda lo indicherà come «la voce» che annuncia la libertà dall’esilio (Is 40,3).

Ecco, io mando il mio angelo, ecc. richiama Es 23,20, dove Dio promette a Israele un angelo che lo difenda e lo conduca nella terra promessa.

3Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri.

È citazione da Isaia in cui il Profeta «consola» il popolo in esilio. Per la sua infedeltà ha guastato ogni dono di Dio: la libertà, l’alleanza e la terra. L’esilio di Babilonia è peggiore della schiavitù d’Egitto. Tutto è irrimediabilmente perso, a causa del proprio peccato. Ma il profeta dice di prepararsi al ritorno nella patria, perché è finita la schiavitù. A Dio nulla è impossibile, perché lui è il Signore della misericordia, ed è insieme il Signore dell’universo e di tutta la storia.

Giovanni è «la voce» e Gesù sarà la «parola». Come la parola non può esprimersi senza voce, così Gesù non può esprimersi senza Giovanni e le sue richieste; e come la voce senza parola è priva di senso, così ogni nostro desiderio senza Gesù rimane privo del suo vero senso. Si può dire che tutta l’umanità è come un vociare confuso e inarticolato, che trova in lui la parola che pienamente la esprime.

4vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati.

Il deserto è il cammino tra la schiavitù e la libertà, tra Egitto/Babilonia e la terra promessa. Tensione tra un non-più e un non-ancora, è una distanza da attraversare per non tornare indietro o morire sul posto. È un luogo importante, perché in esso Dio rivela se stesso e la sua fedeltà, formandosi ed educandosi pazientemente un popolo. La nudità del deserto insegna a conoscere se stessi e Dio.

Il battesimo di Giovanni, riportando al deserto, riconduce all’esperienza originaria di disponibilità a conoscere e accogliere l’azione di Dio.

Il battesimo è un gesto insieme di immersione e di emersione dall’acqua. I due movimenti opposti, che indicano rispettivamente morte e rinascita, esprimono il desiderio di una vita che non finisce inevitabilmente nel suo contrario.

Il battesimo è di conversione. La parola indica un cambiamento di direzione, mutar testa, cambiare modo di pensare. Convertirsi significa riorientare la vita, indirizzandola su Dio e la sua promessa.

per il perdono. Non è che Dio perdoni perché ci siamo convertiti; egli da sempre perdona e per questo possiamo convertirci. Il suo perdono precede la nostra conversione, e la rende salvifica. Perdonare è l’opera di Dio per eccellenza, in cui rivela la sua essenza intima, altrimenti ignota: la misericordia.

dei peccati. Peccare in ebraico significa «fallire il bersaglio». Peccatore è chi non raggiunge il suo fine, come una freccia che manca il segno. Se il delitto è trasgressione di una norma e conosce solo il castigo, se la colpa è ferita del proprio super-io e conosce solo l’espiazione, il peccato è rottura di una relazione con l’altro che ama, e conosce il dolore e il perdono.

5Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.

La Giudea e Gerusalemme non sono più il luogo verso cui andare, ma da cui uscire. Ognuno deve uscire dai suoi «luoghi santi», dalle sue immagini di Dio, per incontrare colui che viene.

Ognuno riconosce il proprio peccato, lavando le proprie impurità nel Giordano, dove subito dopo si immergerà Gesù. Il «vangelo di Gesù» (= la buona notizia di Dio che salva) è destinata a chi

si sa perduto; ne è escluso solo chi si ritiene giusto e non sa o non osa confessarsi  peccatore.

6Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico.

peli di cammello è la divisa di Elia, padre dei profeti, di cui Giovanni è l’ultimo figlio. Il cammello, che porta i pesi altrui e attraversa il deserto, è un’immagine di Cristo. Giovanni ne è già come rivestito, secondo le parole di Paolo ai cristiani di Roma: «Rivestitevi di Cristo» (Rm 13,14). Egli, pur venendo prima, è uno che gli va «dietro». È il primo discepolo, che lo segue precedendolo di un passo.

una cinta di pelle ai fianchi. Fa parte sia della divisa del profeta che del pellegrino. I «fianchi cinti» (Le 12,35) indicano simbolicamente la continenza, la sobrietà, la padronanza di sé e la disponibilità al cammino proprio di chi deve compiere l’esodo pasquale (Es 12,11).

mangiava locuste. È un cibo da asceta, disponibile anche nel deserto (Lv 11,22). Secondo una tradizione antica, le cavallette, che combattono e uccidono i serpenti, sono un’immagine della parola di Dio, nutrimento dell’uomo (Dt 8,3), verità che vince il serpente e la sua menzogna.

miele selvatico. Altro cibo da deserto, anch’esso è figura della parola di Dio, più dolce di un favo di miele (Sal 19,11; 119,103; Ez 3,3). Per questo dice Geremia: «Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità, la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore» (Ger 15,16). Giovanni quindi fa della parola il suo cibo, che gli permette di vincere il male e gustare il bene.

7E proclamava: “Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali.

Il messia e il Signore stesso è designato come «colui che viene». Al venire da parte sua deve corrispondere l’attesa da parte nostra. Diversamente è inutile la sua venuta. Il Battista è tutto proteso verso di lui.

dietro di me. Per sé sarebbe il discepolo che «viene dietro» (8,34).

quello più forte di me, ecc. In realtà qui viene dietro il maestro. La sua maestà è tale che il più grande dei profeti non è degno di prestargli il più umile servizio.

8Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo”.

Gli ebrei attendevano un’effusione dello Spirito per gli ultimi tempi (Gl 3,1), collegata con una purificazione mediante l’acqua (Ez 36,25 s). Colui che viene, dice Giovanni dilatando all’infinito ogni promessa, ci battezzerà nello Spirito (= vita) Santo (= di Dio), ossia ci immergerà nella vita stessa di Dio. Questo è il dono che Gesù ci farà con il suo battesimo, quando affogherà nella nostra morte per darci la sua vita.

Il desiderio abissale che Dio ha messo nell’uomo è bisogno di lui: ora lo colma pienamente con il dono di sé. Questo è il suo stesso desiderio, da sempre.

9 Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni.

Gesù. Marco non ha parlato di incarnazione o di natività. Ci ha detto di lui nient’altro che il nome nel titolo. All’improvviso, mentre da peccatori  confessi ci troviamo sulle rive del Giordano, ci viene incontro quest’uomo ignoto, di cui si dice solo il nome.

da Nazaret. È un paese piccolo, senza gloriose tradizioni. Lì dimorò circa trent’anni – tutta una vita! Questi lunghi anni di silenzio e lavoro sono un grande mistero. Dio ha scelto di condividere con noi la quotidianità, la fatica del mestiere di vivere.

di Galilea. È una regione squalificata dal punto di vista religioso, zona di confine, lontana dal centro, piena di contaminazioni pagane.

fu battezzato: Gesù, uomo qualunque e sconosciuto, si mette in fila coi peccatori e si fa battezzare. Marco, fin dal principio, ci chiama a vedere Il nostro Salvatore e Signore in questo uomo, ultimo della fila

Il suo battesimo è figura della sua morte. Nell’acqua del Giordano egli si immerge nel peccato di tutti quelli che vi accorrono. Noi usciamo mondi, e lui carico del nostro male


10E subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba.

salendo dall’ acqua. L’immersione simboleggia la morte, l’emersione la vita nuova, oltre la morte. La sua scelta di immersione contiene già l’ emersione: infatti esprime un amore più forte della morte.

vide squarciarsi i cieli. L’apertura del cielo, chiuso sopra l’uomo, è la grande attesa messianica: «Se tu squarciassi i cieli e scendessi» (Is 63,19). La scelta di Gesù toglie ogni separazione tra Dio e uomo: la sua solidarietà rende Dio presente ovunque.

lo Spirito scendere. La vita (Spirito) di Dio (Santo) scende sulla terra e la abita, restituendo all’uomo il suo volto di figlio. Lo Spirito di Dio, che è solidarietà, amore, umiltà e servizio, in Gesù è ormai presente tra di noi.

come colomba. La colomba richiama l’arca di Noè (Gn 8,8 ss), figura del battesimo, che segna l’inizio di una vita salvata dalle acque.

11E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

venne una voce dai cieli. Dio non ha volto, ma voce. Il suo volto  è quello di chi ne ascolta la parola.

Tu sei il Figlio mio (cf 9,7). Gesù, facendosi fratello, ha ascoltato il Padre, che lo conferma suo Figlio. Uno che ama così, non può essere che «il» Figlio, infinitamente amato. In queste parole risuona il Sal 2,7, che parla dell’intronizzazione regale. Gesù, con la sua scelta, è il re voluto da Dio.

in te mi compiacqui. Richiama il primo canto del servo di JHWH (Is  42,1), che descrive colui che salva il mondo, facendosi carico di tutte le sue iniquità. La voce del Padre quindi proclama l’identità di Gesù: è Cristo e Figlio, Salvatore e Signore proprio in quanto sacrificato a servizio dei fratelli. L’identità del Figlio rende visibile la verità del Padre, finora inaccessibile: «chi vede me, vede il Padre» (Gv 14,9; cf 12,45).

12 E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto 13e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Parola del Signore

È lo Spirito del Figlio, che lo getta fuori nel deserto. Anche noi, ricevuto il battesimo, dal suo Spirito siamo spinti fuori dall’Egitto e condotti per il deserto, in cammino verso la piena libertà dei figli.

Il deserto è il luogo della libertà e della tentazione, della fedeltà di Dio e del dubbio nostro, dell’amore e della contesa reciproca, del cammino e della caduta. Cifra dell’ esistenza umana, è ricco di tutti i doni di Dio e di tutti i nostri tradimenti. Fatica di vivere col peso del nostro male – ma anche gioia della nube che protegge, del fuoco che guida, della manna che nutre, dell’acqua che disseta, della Parola che illumina e dà vita – il deserto è il crogiolo in cui Dio forma l’uomo. Nella solitudine assoluta, senza distrazioni, è costretto a scegliere tra la morte e la vita, tra la sfiducia e la fiducia, tra la propria ombra e la sua promessa.

Riflessione del sacerdote

Esposizione del Ss. Sacramento

Canto d’esposizione: Davanti al Re

Davanti al Re c’inchiniamo insieme

per adorarlo con tutto il cuor.

Verso di Lui eleviamo insieme

canti di gloria al nostro Re dei re

Lunga preghiera silenziosa

Momento di condivisone (gli ultimi 15 minuti)

Tutti Se tu sei con noi, non abbiamo paura di nulla: siamo sicuri con te.

Se tu ci stai vicino, non temiamo il nemico.

Se tu ci guidi, non sbagliamo il cammino, perché tu sei la nostra via.

Se tu ci consigli, non saremo problematici: la tua verità è gioiosa risposta.

Se tu ci alimenti di grazia, non vacilleremo, giacché tu sei sorgente di vita.

Se tu ci provi, non temiamo il dolore, perché tutto è segno di amore.

Se ci vuoi tuoi seguaci, non ricusiamo la croce, che porta a vittoria.

Se tu ci fai apostoli, non temiamo debolezze: tu sei il nostro vigore.

Signore, nei momenti lieti e sereni della vita, sii gioia per noi.

Nei momenti tristi e pesanti, sii forza e gaudio per noi.

Nell’ora delle tenebre e dello sconforto, sii la nostra luce, la nostra beatitudine.

Nell’ora della morte, sii la risurrezione anche per noi.

Con te, Signore, non temiamo nulla, non saremo più soli, giacché tu sei l’eterno Risorto!

Amen

Benedizione eucaristica

Tutti Dio sia benedetto.
Benedetto il suo santo nome.
Benedetto Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo.
Benedetto il nome di Gesù.
Benedetto il suo sacratissimo Cuore.
Benedetto il suo preziosissimo Sangue.
Benedetto Gesù nel santissimo Sacramento dell’altare.
Benedetto lo Spirito Santo Paraclito.
Benedetta la gran Madre di Dio, Maria santissima.
Benedetta la sua santa e immacolata concezione.
Benedetta la sua gloriosa assunzione.
Benedetto il nome di Maria, vergine e madre.
Benedetto san Giuseppe, suo castissimo sposo.
Benedetto Dio nei suoi angeli e nei suoi santi.

Canto finale: Madre della speranza veglia sul nostro cammino

Madre della speranza

veglia sul nostro cammino,

guida i nostri passi verso il figlio tuo,

Maria!

Regina della pace,

proteggi il nostro mondo;

prega per questa umanità, Maria,

madre della speranza,

madre della speranza!

Docile serva del Padre

piena di Spirito santo

umile vergine madre del Figlio di Dio!

Tu sei la piena di grazia

scelta fra tutte le donne,

madre di misericordia,

porta del cielo.