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Scuola di metodo per operatori pastorali

SCUOLA DI METODO PER OPERATORI PASTORALI

Primo incontro: giovedì 11 dicembre 2008

Giovedì sera ci siamo ritrovati per i tradizionali incontri di formazione per gli operatori pastorali. Abbiamo iniziato dicendoci il desiderio di un salto di qualità per la nostra comunità. Abbiamo iniziato ridicendoci la meta che ci siamo dati quattro anni fa’: “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione”.
Ma come? Riaffermando alcuni punti fermi:
•    la centralità di Cristo,
•    la comunione come stile di vita,
•    il senso di appartenenza alla Chiesa,
•    il senso di responsabilità per tutto, a partire dal mio piccolo ambito.
Per far questo occorre rigenerare la nostra comunità richiamandoci con semplicità il  metodo della vita cristiana attraverso un itinerario organico, una scuola di metodo.
COME NASCE E VIVE LA COMUNITÀ CRISTIANA

1) La comunità nasce sempre dall’incontro personale con Gesù Cristo. Questo è il primo dato. Uno è realmente membro della comunità cristiana a partire dall’incontro personale con Gesù Cristo. Laddove questo non accade, non si può parlare ancora di appartenenza alla comunità.  Basterebbe far passare gli Scritti apostolici per vedere come il dinamismo dell’incontro personale con Gesù Cristo sia alla radice del metodo di vita cristiana: incontro con Matteo, con il giovane ricco, con Zaccheo, …
Questo è il fattore genetico identificante della comunità. In un certo senso qualunque iniziativa di una comunità parrocchiale e qualunque gesto dobbiamo far sì che si manifesti per tutti come occasione dell’incontro personale con Cristo.
2) La natura dell’incontro.
L’incontro con Gesù è veramente tale se possiede due caratteristiche:
•   
il carattere di una certa sorpresa
•    interessa, colpisce, afferra la mia persona

Ma, siccome tutti noi abbiamo ricevuto il Battesimo da bambini, corriamo il rischio di non riconoscere quando Cristo si presenti nella nostra esistenza cristiana. Sarebbe importante che ciascuno di noi facesse il lavoro di rintracciare quando, nella sua vita, il Battesimo si è inverato, ha assunto questo carattere di incontro personale con Cristo.
Le modalità possono essere le più svariate, ma nella storia di ognuno di noi esiste il momento in cui quel Battesimo ricevuto nella fede dei genitori è diventato un incontro personale con Gesù Cristo.
3) L’incontro con Gesù Cristo oggi possiede un carattere sacramentale.
L’incontro con Cristo, in ogni tempo e anche nel nostro, avviene nel segno o nel simbolo, cioè possiede un carattere sacramentale. Il segno per eccellenza è l’Eucarestia, ma è anche il più difficile da capire. È più facile capire che l’incontro personale con Cristo passa attraverso uomini che testimoniano di aver incontrato il Signore. Pensiamo a Giovanni Paolo II: perché tutto quel “movimento”? Perché quell’uomo è stato per moltissimi sacramento dell’incontro con Cristo, cioè un testimone.
E quale altro segno mi apre all’incontro con Cristo? La Chiesa. Per incontrare Cristo oggi è necessario passare attraverso la comunità cristiana, cioè attraverso uomini che hanno incontrato il Signore e su questo giocano tutta la loro esistenza. Questo rapporto si chiama comunione. Il Nuovo Testamento ce la presenta così:  «
Erano assidui nell’ascol-tare l’insegnamento degli Apostoli, nell’unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere» (At 2,42). E’ quello che tendenzialmente si fa in ogni parrocchia.


4) Allora: in cosa consiste la comunione?
Nella tendenza – non imposizione né dovere – a mettere in comune tutti i beni spirituali e materiali, in nome di Cristo. Avere in comune Gesù Cristo: questa è la nostra comunione. E quel che abbiamo lo comunichiamo anche ad altri. E questa logica di comunione investe la totalità della vita, sia spirituale che materiale. E la investe nella libertà. Mi sento di mettere in comune uno, metto in comune uno, mi sento – come Madre Teresa – di cedere tutto per vivere con i più poveri . è bellissimo! Mi sento di dare solo un euro per la questua, non è bellissimo, ma va bene lo stesso. Il cristianesimo è una proposta alla mia libertà. Rispondo per come posso.
5) Quattro sono le caratteristiche salienti della comunità cristiana
•   
l’adesione libera e personale. Il criterio per vivere la comunione è aderire a ciò che mi è dato. E questo perché mi è dato dal Padre che guida la mia storia personale, per cui è ciò che più profondamente mi realizza. Questo implica innanzitutto una sequela e un ascolto.
•   
La differenza nell’unità. L’unità è il bene supremo della persona, ma nella comunità cristiana lo Spirito assicura l’unità attraverso la pluriformità dei doni e dei compiti a tal punto che più una comunità è differenziata, più è completa, più è vitale.
•   
L’autorevolezza: è la testimonianza. Può essere l’autorevolezza di un anziano verso un bambino, ma anche di un bambino verso un anziano …  Ma l’autorevolezza deve appoggiarsi all’autorità costituita. Dentro una comunità l’autorità costituita è la sponda ultima di verifica. Cristo stesso l’ha nella sua Chiesa.
•    La pluriforme unità della comunità deve essere
sensibilmente espressa e documentata. Uno la comunità deve poterla vedere e vivere. Io devo poter dire al compagno di lavoro o alla amica che trovo al supermercato: Vieni e vedi.
Al termine ci siamo presi l’impegno a lavorare su questi appunti e rivedersi il prossimo per giovedì 5 febbraio. Ti vuoi unire a noi?

                                                                                                 don Roberto